La Dolce Vita ieri, la Dolce Vita oggi – il Neorealismo

Il Neorealismo è stato un movimento culturale, nato e sviluppatosi in Italia durante il secondo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra.

Il Neorealismo italiano fu uno dei più significativi movimenti cinematografici, ed ebbe profondi e vasti impatti nella storia del cinema. Registi come  Visconti, De Sica, Antonioni o Rossellini sono i maggiori esponenti del movimento.

In una posizione a sé stante si colloca Federico Fellini con il memorabile film ” La Dolce Vita”, punto  di passaggio per tutti i film neorealisti successivi. Molti registi hanno fatto riferimento o si sono ispirati a questo film, ritenuto uno dei capisaldi  del cinema italiano.

Un’altra pietra miliare del cinema italiano è il film “Un americano a Roma”, film diretto da Steno ed interpretato da Alberto Sordi.

Il film ritrae perfettamente l’immagine di grandezza ed opulenza dell’Italia degli anni Cinquanta.

“Nando Mericoni” (Alberto Sordi) è un fervente cultore del mondo americano attraverso il cinema statunitense: trasferisce la sua fissazione a Roma, americanizzando la propria vita e tentando di ricreare un’ambientazione hollywoodiana nella sua camera.

<< Maccarone, m’hai provocato, io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno… ! >>

Questa frase simboleggia il forte legame che la popolazione romana ha con il cibo e i dolci.

Significative le parole di Alberto Sordi in un’ intervista: ” Noi romani abbiamo una grande tradizione culinaria, abbiamo una grande cucina con dei cibi molto genuini e dei prodotti garantiti. Io sono un gran mangiatore di pasta e la metto in prima linea su tutto. La preferisco condita con del pomodoro, che è l’elemento, il condimento principe che non ha paragoni… odio tutte quelle panne, quelle besciamelle…”.

I capisaldi di questa cucina sono i primi piatti, sia asciutti sia in brodo.

Questi ultimi sono preparati con della pasta, con verdure o legumi ( ceci, patate, broccoli, fagioli), e il cosiddetto “quinto quarto”.

Nei giorni di festa era molto comune l’abbacchio e la carne di capretto forniti direttamente dai pastori locali.

Per quanto riguarda i dolci, è opinione diffusa che la tradizione romana in fatto di dolci non sia memorabile, anzi, il giudizio più mainstream è che valore modesto e prezzi alti vadano a braccetto.

In effetti, nell’immaginario collettivo gli abbinamenti dolce/città sono altri: panettone/Milano, pandoro/Verona, gianduiotto/Torino, babà/ Napoli, cannoli/Palermo. Ma per smontare questa teoria basta qualche passeggiata per i quartieri, sapendo dove andare, si capisce,  visto che in città esistono oltre 600 pasticcerie. Pertanto abbiamo radunato i 15 dolci migliori di Roma, una lista organizzata in 5 categorie che va da sé, diventa un vero e proprio girone dei golosi.

 

BUONGIORNO ROMA

Partiamo dai dolci indispensabili al mattino. Che direzione prendere? Rione Monti per 1) il croissant solo burro in perfetto stile francese. Monteverde in via Jenner dalla Pasticceria Ghimenti per 2) il classico cornetto semplice che ricorda le colazioni di una volta. Dalla celebre Cristalli di Zucchero per 3) il pain au chocolat o per 4) il ripieno crema, mele e pistacchi. Viale Libia da Romoli per 5) i fagottini farciti, su tutti crema cioccolato e cocco (quando c’è). Non può mancare un classico romano: 6) il maritozzo con panna del Panificio  Mosca in Prati.

PURA ROMANITA’.

Qui parliamo di usi antichi, memorie ebraiche, dolci a base di ricotta, frutta secca, spezie, miele e marmellata – diventate col tempo tradizione romana. Boccione al Portico d’Ottavia, noto ai romani come “il forno del Ghetto”: 7)crostate ricotta/cioccolato o ricotta/visciole senza eguali. E restando in tema kosher 8 – i biscotti de Il mondo di Laura a Porta Portese, da qualche giorno anche in via Tiburtina all’altezza di piazzale delle Province.

TRADIZIONE IN BIANCO E NERO.

Ora i dolci di sempre, alla crema e al cioccolato. Cavalletti a Montesacro per 9)il suo brevettato millefoglie; Sottocasa Sfizi golosi vicino piazza Barberini per 10) un tiramisu “di nicchia” o il bar Pompi a Re di Roma per 11)quello più famoso e dalle varianti fantasiose; Andreotti in via Ostiense e Dolci Desideri a Monteverde Vecchio soprattutto per 12) le creazioni crema e frutta; Pasticceria Regolia due passi da piazza Vittorio per 13) l’impareggiabile profiterole.

DOLCI VISIONI.

La rivoluzione delle forme, dei sapori, delle consistenze, anche delle vetrine e degli arredi.Settembrini Caffèdietro Piazza Mazzini, Dacrì a Mostacciano e il già citato Cristalli di Zucchero per restare di stucco di fronte alle vetrine; Bocca di Dama a San Lorenzo e Dolce in via Savoia per apprezzare la trasformazione di alcune vecchie rimesse in pasticcerie seducenti.

SPECIALE NATALE.

In zona Esquilino dal già menzionato Regoli e all’antico regno del pane, Panella; più nel cuore di Trastevere da Valzani per gli evergreen romani come 14) il Pangiallo e i Mostaccioli. Chiudiamo con il Forno Farinando nel cuore di Testaccio per 15) il Panettone con gocce di cioccolato, ormai un appuntamento fisso per gli amanti del genere.

Questi solo alcuni dei dolci tipici romani.

Cambiano i tempi, i periodi storici e le usanze, ma il fiero attaccamento dei romani alla propria cucina e alle proprie tradizioni, resta immutato.

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